Storie di Puglia – Il tesoro nascosto di Grotta Paglicci tra briganti e leggenda
Paglicci
Chi non ha mai sognato di trovare un tesoro e diventare improvvisamente ricco? In tanti giocano al SuperEnalotto o comprano il biglietto della Lotteria Italia pur di tentare la fortuna. Anche in passato diventare ricchi senza grandi sforzi e sacrifici era un sogno accarezzato da tutti coloro che volevano elevarsi dalla loro attuale condizione economica-sociale. È proprio per questo che sono nate tante leggende su tesori nascosti chissà dove e mai ritrovati. Oggi parleremo proprio di uno di questi: il tesoro di Grotta Paglicci, usata da Galardi nei suoi anni di brigantaggio.
A differenza di tante altre storie però, in questo caso, il tesoro c’è davvero ma non è quello che ci aspetteremmo.
Il brigante Jalarde
Andiamo per ordine e diamo prima qualche notizia rispetto a Gabriele Galardi detto Brièle Jalarde, il brigante che ha dato origine alla leggenda.
Gabriele, nato nel 1824 a Roccadaspide (anche se le fonti non sono concordi sul luogo di nascita e per alcune era originario di San Paolo di Civitate), si trasferì ancora ragazzo a Rignano Garganico nella Capitanata in cerca di un posto di lavoro e di un po’ di fortuna.
Grazie al parroco del posto trovò lavoro ed entrò anche in contatto con le idee liberali dell’epoca. Ben presto, in quel periodo di sconvolgimenti sociali e cambi di governo, fu travolto dagli eventi del post Unità d’Italia e si trovò a intraprendere la vita del brigante.
Come altri fuorilegge iniziò a vivere alla macchia, nascondendosi in grotte e anfratti per sfuggire alle guardie che davano loro una caccia spietata.

Molte furono le imprese del Galardi ma guadagnò la sua sinistra fama grazie agli assalti del giugno 1861 dei Comuni di San Marco in Lamis e di Rignano Garganico.
Quando la banda di briganti fu fermata e arrestata, Gabriele fuggì nascondendosi probabilmente in un posto lontano da occhi indiscreti ed evitò la fucilazione, ma in seguito anche lui non poté evitare di conoscere le patrie galere ed è proprio qui che finisce la storia e inizia la leggenda.
Sembra che in galera il nostro brigante parlò ad un compagno di cella di una grotta dove lui e altri fuorilegge avevano nascosto un tesoro comune, frutto delle loro scorrerie, e del quale il buon Jalarde era il custode.
Considerato che la maggior parte dei briganti passò a miglior vita per opera dei plotoni di esecuzione o della forca, Gabriele si ritrovò unico depositario della segreta ubicazione dell’enorme tesoro.

La leggenda
Si racconta che a seguito di un accordo con il suo compagno, Gabriele gli passò anche una mappa, forse imprecisa, per trovare il baule contenente la refurtiva.
Una cosa è certa, di questo tesoro non si seppe però più nulla, ma le dicerie sullo stesso non finirono e presto diventarono parte della memoria popolare, tanto da spingere degli incauti cercatori a provare l’impresa di trovare la refurtiva.
Grotta Paglicci
Grazie alla tradizione orale, il rifugio di Jalarde fu individuato nella Grotta Paglicci nel territorio di Rignano Garganico e qui i cercatori di tesori iniziarono le loro ricerche.

Fra tutti si distinse Leonardo Esposito di Sannicandro Garganico, che negli anni ‘50-‘60 del 1900 cercò instancabilmente il tesoro anche tramite lo spropositato uso della dinamite che danneggiò la grotta.
Tutta questa attenzione nei confronti di quel sito portò il dott. Bramante, proprietario del fondo, a segnalare la grotta, dove, grazie all’interessamento di diverse Università ed enti museali, furono organizzate diverse campagne di scavi composte da archeologi esperti e alla fine il tesoro che la grotta celava fu davvero scoperto.
Il vero tesoro di Grotta Paglicci
L’incredibile patrimonio non era fatto però di oro e diamanti rubati a chissà quale nobile o ricco borghese, ma di inestimabili reperti archeologici che vanno dal Paleolitico inferiore a quello superiore; la grotta è infatti uno dei siti preistorici più importanti d’Europa per stratigrafia e ritrovamenti.
Insomma, forse Jalarde non nascose mai bauli colmi di monete, ma la grotta comunque custodiva qualcosa di infinitamente più prezioso: la memoria millenaria dell’uomo incisa sulla pietra dalle civiltà del passato.
Copertina e immagini interne: Gemini Google rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
Link Wikipedia Grotta Paglicci:
https://www.grotta-paglicci.it/
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.