Via Hrand Nazariantz: una strada in onore di un poeta armeno

Nazariantz

Nazariantz

Costeggiando il Ponte Adriatico e il cimitero monumentale di Bari, nel quartiere Libertà, ci imbattiamo in una targa: via H. Nazariantz. Il nome fissato sul muro non ci è affatto estraneo e subito ci tornano alla mente le opere del poeta, scrittore e giornalista armeno, che, esule nella nostra nazione, fu naturalizzato italiano: Hrand Nazariantz (1880-1962). La sua intensa attività letteraria è l’esempio lampante del profondo legame che unisce la comunità barese con quella armena.

La targa sulla strada
La strada costeggia il Ponte Adriatico

Ma andiamo per ordine e immergiamoci per qualche minuto nella vita di un uomo che si è distinto per il suo impegno civile e artistico, tanto da guadagnare l’unanime rispetto dei letterati italiani e armeni.

Hrand Nazariantz e l’Armenia

Hrand nacque nel 1880 a Üsküdar, nel distretto asiatico di Costantinopoli (ora chiamata Istanbul). In una famiglia armena benestante che possedeva una fabbrica per la produzione di tappeti e merletti. Dopo gli studi al prestigioso Collegio Berberian, proseguì la formazione a Londra (1902), dove completò la prima stesura de I sogni crocefissi, e alla Sorbona di Parigi (1905), venendo in contatto con i circoli del Movimento di Liberazione Nazionale armeno.

A causa delle pessime condizioni di salute del padre, nel 1907 Nazariantz tornò a Costantinopoli per assumere la direzione dell’industria familiare. Nello stesso periodo però iniziò attivamente il suo impegno nel campo letterario e giornalistico.

Tra il 1908 e il 1912 fondò e diresse i periodici Surhantag, Nor Hosank e Bagin; inoltre pubblicò numerose raccolte poetiche: I sogni crocefissi, Le solitudini stellate, Vahakn, Lo specchio. Nel 1912 scrisse e pubblicò il suo saggio su Marinetti e il futurismo.

Dal 1913 uscirono altre opere, tra cui Aurora, anima di bellezza, Gloria victis, La corona di spine e il suo capolavoro: Il grande cantico della cosmica tragedia. Ma, pur con il culmine della sua notorietà culturale, non godeva della stessa fortuna sul piano politico nella sua patria. Infatti, negli anni della persecuzione degli armeni, la sua vita fu minata da politiche anti-armene nell’Impero Ottomano.

Hrand Nazariantz

La partenza per l’Italia

Hrand fu costretto quindi a lasciare tutto e partire da esule, rifugiandosi prima nel Consolato italiano a Costantinopoli, per poi trasferirsi definitivamente in Italia. Qui Nazariantz si distinse per le sue capacità e fu ben accolto negli ambienti culturali italiani. Insegnò lingua francese e inglese presso istituti tecnici e professionali, senza mai dimenticare la sua nazione d’origine e promuovendo sempre la conoscenza della cultura armena, anche grazie alla collana della casa editrice Laterza: Conoscenza ideale dell’Armenia, iniziata nel 1915.

Collaborò con numerose riviste: Il Ritmo, La Tempra, La Scalata, La Vampa Letteraria e La Spirale, Kismet, e organizzò con il musicista futurista Franco Casavola alcune serate a tema futurista.

Il villaggio “Nor Arax” e le varie collaborazioni

E mentre i suoi poemi venivano tradotti anche in italiano, il poeta dimostrò la sua grande umanità fondando – grazie al sostegno del senatore Luigi Luzzatti e del conte Umberto Zanotti Bianco – il villaggio per profughi armeni “Nor Arax”, con annessa fabbrica di tappeti.

La targa all’ingresso del villaggio Nor Arax

Iniziò a collaborare con Radio Bari con interventi radiofonici dedicati alla letteratura e alla musica. Purtroppo, nonostante il suo prestigio e il suo lascito culturale, la sua esistenza fu segnata da profonda indigenza economica, dovuta anche all’impossibilità di continuare nelle scuole statali a causa delle leggi razziali che gli rendevano complicato l’insegnamento.

Questo però non lo fece demordere e nel 1946 fondò la rivista Graal, poi Graalismo. Nel 1951 pubblicò il Manifesto Graalico, e l’anno successivo (1952) la sua ultima silloge: Il ritorno dei poeti.

Fu proposto nel 1953 per il Nobel per la Letteratura ma non ottenne il premio, il prestigioso riconoscimento andò a Winston Churchill. A causa di problemi di salute e della sua indigenza, trascorse gli ultimi anni tra Conversano e Casamassima, aiutato e circondato da amici e intellettuali.

La morte del poeta e la dedicazione

Morì il 25 gennaio 1962 a causa di un ictus. Le sue spoglie riposano nel cimitero monumentale di Bari.

Fortunatamente, la città di Bari non lo ha dimenticato e con delibera consiliare del 27 giugno 1988 n. 2872, gli è stata dedicata una strada.


Bibliografia:

  • Pasquale Sorrenti, Le strade di Bari, Levante Editori, 1992, Bari
  • Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici Locali Newton, 1995, Bari

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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