Via Grimoaldo degli Alfaraniti: la strada che ricorda il principe di Bari
Grimoaldo
Passeggiando per il quartiere Carrassi alla ricerca delle storie dietro i nomi che capeggiano le nostre strade, la nostra attenzione è attratta da una targa che riporta: Grimoaldo degli Alfaraniti, governatore di Bari – sec. XII. Non ci sono date di nascita o di morte, o altre informazioni, così subito iniziamo la nostra indagine per scoprire il più possibile su questo personaggio della storia barese.
Il nobile Grimoaldo
Grimoaldo Alferanite (o degli Alfaraniti) era un nobile barese, probabilmente di origine longobarda, secondo l’Anonymi Barensis Chronicon, figlio di Guaragna e, secondo lo storico Beatillo in Historia di Bari, probabilmente parente di Boemondo o di Guglielmo duca di Puglia e Calabria. Uomo dalle grandi doti politiche e spiccate capacità organizzative e militari, era a capo di un gruppo di nobili baresi durante il governo di Guglielmo, nipote del più famoso Roberto il Guiscardo, ed era molto vicino all’arcivescovo Risone.
Dopo la morte di quest’ultimo e il breve vuoto di potere e la confusione che ne seguì, pensò bene di prendere il potere sulla città di Bari.
Ma c’era un problema: formalmente il dominio della città spettava a Boemondo II, figlio di Boemondo I, troppo piccolo per regnare e di conseguenza a Costanza, sua madre, che fungeva da reggente. L’astuto Grimoaldo, con l’aiuto del conte Alessandro di Conversano, pianificò così, nell’agosto del 1119, di imprigionare la donna.
Grazie all’intervento diplomatico di papa Callisto II, venuto a Bari per sbloccare la situazione, nel 1120 la donna fu liberata ma dovette cedere parte delle sue terre e fu costretta a ritirarsi a Taranto, lasciando il dominio su Bari al buon Grimoaldo, che si fece nominare “principe” della città: Grimoaldus Alferanites gratia Dei et beati Nicolai Barensis princeps.
Un abile governatore
Nonostante il metodo poco ortodosso con cui prese il potere, Grimoaldo si dimostrò un ottimo governatore, amato dai baresi e devoto a san Nicola. A lui si deve anche la stipula con il doge Domenico Michiel dell’alleanza del 1122 fra Bari e Venezia.

I problemi iniziarono quando nel 1127 morì Guglielmo duca di Puglia e di Calabria; a lui succedette Ruggero II, il normanno conte di Sicilia. Spaventato dal fatto che Ruggero II di Sicilia potesse scacciarlo dal suo principato con un pretesto e così impossessarsi del potere, Grimoaldo iniziò a osteggiare Ruggero, con l’approvazione del pontefice Onorio II, che aveva addirittura scomunicato Ruggero, dichiarandolo inabile alla successione sugli stati di Calabria e Puglia.
Ma già l’anno seguente il papa, vista la potenza militare di Ruggero, dovette tornare sui suoi passi e lo nominò duca di Calabria e Puglia. A questo punto anche i nobili che contrastavano Ruggero si trovarono costretti a giurare fedeltà al nuovo duca, e di conseguenza anche Grimoaldo dovette capitolare.
Lo scisma della Chiesa
Nel frattempo, nella Chiesa, alla morte di Onorio II, avveniva un grande scisma, e al suo legittimo successore Innocenzo II, sostenuto dalle monarchie di Francia, Inghilterra e dagli stati dell’Europa settentrionale, fu contrapposto un antipapa: Anacleto II.
L’antipapa cercò sostegno negli stati dell’Italia meridionale e nel Regno di Sicilia. Ruggero, i baroni, i vescovi e tutti quelli vicini al suo regno si schierarono dalla parte dell’antipapa, con la promessa che il duca sarebbe stato nominato re di Sicilia.
In questo contesto la città di Bari assunse un ruolo strategico, essendo sede arcivescovile e del potere normanno.
La nomina a re di Sicilia avvenne proprio nel concilio di Bari del novembre 1130 (anche se su questi avvenimenti, narrati da Beatillo, gli storici hanno pareri discordanti), mentre a Grimoaldo e ai suoi figli fu concesso l’estremo onore di un’unzione e consacrazione principesca dall’arcivescovo di Bari Angelo, eletto dall’antipapa Anacleto II.

Grimoaldo si ribella per l’ultima volta
Nonostante il giuramento prestato, Grimoaldo covava molto astio per Ruggero II, così nel settembre del 1131 si ribellò nuovamente.
Questo fu il suo ultimo tragico errore, perché questa volta Ruggero non lo perdonò. Così scrive Beatillo:
[…] si stizzò oltre modo e, ritornato a Bari, dove Grimoaldo stanziava, pose alla città, per mare e per terra, tale assedio, che, prima di tre settimane, l’ottenne e, senza voler sentir parola d’accordo, mandò il povero Principe, con la moglie e figliuoli, ligato e mal trattato in Sicilia, donde non se n’hebbe più nuova.
Infatti, la data presunta di morte del principe di Bari Grimoaldo è il 1132, anno della sua deportazione nelle carceri reali siciliane, dalle quali probabilmente non uscì mai; nonostante ciò, il suo nome non è stato cancellato dalla memoria cittadina e ancora riecheggia nelle antiche cronache.
Bibliografia:
- Anonimo Barese, Anonymi Barensis Chronicon
- Padre Gerardo Cioffari, Storia della Basilica di S. Nicola di Bari, Centro Studi Nicolaiani, 1984, Bari
- Pasquale Sorrenti, Le strade di Bari, Levante Editori, 1992, Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici Locali Newton, 1995, Bari.
- Antonio Beatillo, Historia di Bari, Cacucci Editore, 2018, Bari.
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.


Ho letto con molto piacere un periodo della storia di Bari
complimenti.