Schiavo di Bari: il misterioso poeta ricordato sulle mura della cattedrale

Schiavo di Bari

Schiavo di Bari

È considerato un importante poeta del XIII secolo, ha influenzato molti suoi contemporanei anche del Nord Italia, eppure della sua storia e della sua famiglia non si conosce praticamente nulla: parliamo di Schiavo di Bari (o Sclavo) del quale resta ai posteri una sola opera, il serventese Dottrina dello Schiavo di Bari.

Il testo di Schiavo, esposto sotto forma di insegnamenti morali e commerciali inviati all’attenzione di suo figlio, fu molto diffuso e apprezzato fra il Duecento e il Cinquecento. Più volte copiato e rimaneggiato anche da altri letterati come il fiorentino Francesco Balducci Pegoletti che nel suo Pratica della mercatura, una sorta di guida commerciale del XIV scolo, riscrive a suo modo, nel capitolo iniziale della sua opera, i precetti commerciali e morali dettati un secolo prima dal poeta barese.

La figura del misterioso rimatore ha lasciato un segno così profondo nell’immaginario collettivo dell’epoca da essere ricordato in diverse opere: nella Rhetorica novissima di Buoncompagno da Signa, nelle Lodi della Vergine di Giacomino da Verona e assumendo il ruolo di giudice nel Novellino (raccolta di racconti della fine del XIII secolo, scritta da autore fiorentino ignoto). La sua opera è stata riproposta anche in latino dal frate domenicano Iacopo da Benevento.

Informazioni su Schiavo di Bari

Ma cosa sappiamo di questo enigmatico personaggio?

Per la nostra indagine ci affideremo al letterato Francesco Babudri (1879-1963), che a Schiavo ha dedicato diverse ricerche, scoprendo le poche note biografiche pervenuteci finora:

Chi è Schiavo? È un saggio e colto mercante barese del Duecento, nato, vissuto e morto a Bari tra la fine del regno del monarca normanno Guglielmo II (1166-1189) e il regno di Federico II (+ 1250). Si chiamò Schiavo di nome e fu della insigne famiglia borghese degli “Sclavi”, mercanti e decurioni.

Con queste parole il noto erudito triestino lo presenta nel suo scritto Il barese duecentesco Schiavo mercante, giudice e poeta.

Uno dei libri di Babudri su Schiavo

L’opera e i precetti commerciali e morali

Ed effettivamente, leggendo le 77 lasse (strofe di poesia epica medievale) della sua “Dottrina” emerge la cultura di Schiavo e nell’arte della mercatura, rappresentante di una energica borghesia pugliese che non sarebbe rimasta inattiva ad osservare l’evoluzione e la crescita della città, ma avrebbe contribuito con il proprio denaro alla realizzazione di opere pubbliche, palazzi e chiese.

Già dall’inizio dell’opera emergere anche la sua profonda religiosità, tanto che i suoi precetti iniziano proprio con questi versi:

Al nome di Dio è buono incominciare
Tutte le cose che l’uom viene a fare:
Intendi, figlio, se vuoli imparare.
                              Sapïenza.

Nel suo scritto, Schiavo insegna a suo figlio come comportarsi nel commercio e soprattutto rammenta l’importanza dell’onestà:

Et se tu devi usar merchatanzia,

usala con lianza e chortisia:

al tuo compagno non far fellonia,

                                       nollo ingannare.

Lo esorta ad essere un oculato risparmiatore e a fare i propri investimenti in proporzione alle proprie entrate:

Secondo che hai l’entrate, fa le spese

e soprattutto a non mischiarsi con persone di malaffare, evitando così i ladri per non macchiare il proprio nome:

Nè coi ladroni non voler usare,

nè loro merchanzia non chomparare,

che danno ne potresti guadagnare,

                                            se non disonore.

Non mancano perfino i consigli sulla vita privata e sulla scelta di una compagna:

Femmina vana con tutti è bugiarda;
Non l’amar tu, e bene te ne guarda:
Lassala andare, che ‘l mal fuoco l’arda.
                              Le ruffiane.

E ancora:

Femmina buona, quella è da amare,

E quella è da servire e da onorare:
A quella non però manifestare
                               Ogni tuo fatto.

L’iscrizione sulla cattedrale

La più importante testimonianza della sua esistenza e origine, più volte messa in dubbio, è data da un’iscrizione scoperta proprio da Babudri durante le sue ricerche nel 1936:

É sepolto onorificamente, fra eminenti baresi, all’esterno della cattedrale di Bari nel lato della rotonda, detta “la trulla” con un’iscrizione in due esametri, che dice “Sclavus poeta”.

L’iscrizione esatta che anche noi abbiamo ricercato e trovato sulle mura della cattedrale è:

HEC LOCA CONTIGUA LETI IN TEMPORA LETA

SUNT TUA SILVESTER SCLAVO DELAPSE POETA

Secondo l’interpretazione di Babudri la frase vuol dire:

Questi luoghi sono tuoi, o Silvestro discendente del poeta Schiavo.

Lo studioso Mastrorilli Adamo invece la interpreta con:

Questi luoghi sono tuoi o Silvestro Sclavo poeta (qui) sepolto.

In ogni caso, quale sia l’interpretazione che si sceglie di accreditare, l’iscrizione è una prova tangibile dell’origine barese di Schiavo, un poeta di cui si conosce così poco che sembrava destinato ad essere dimenticato o confuso con altri personaggi della sua epoca.


Bibliografia:

  • Francesco Babudri, Il barese duecentesco Schiavo mercante, giudice e poeta. Bari, Stab. Tipografico E. Accolti Gil, 1952.

Link del testo Dottrina dello Schiavo di Bari:

https://it.wikisource.org/wiki/Dottrina_dello_Schiavo_di_Bari/Dottrina_dello_Schiavo_de_Bari

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

3 pensieri su “Schiavo di Bari: il misterioso poeta ricordato sulle mura della cattedrale

  1. Grazie per aver raccontato questa importante notizia sul poeta Schiavo da Bari. Pochissimo conosciuta a noi baresi ma dal valore storico notevole.

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