Disagio giovanile: un morbo dilagante nella provincia
disagio adolescenti
Edifici abbandonati, una piazza, una villa, pochi negozi, nessun cinema e tantomeno associazioni culturali o luoghi di ritrovo. Questo è il difficile scenario entro il quale spesso gli adolescenti si trovano a dover crescere, scontrandosi con mancanza di stimoli e opportunità. Paesi con scarse attrattive come Grumo Appula, Toritto, Sannicandro, Palo del Colle e tante altre realtà simili, provocano nei giovani un profondo disagio che la situazione pandemica ha acuito.
L’errore è accorgersene troppo tardi, quando l’incuria e l’indifferenza ha prodotto l’irreparabile, come probabilmente è avvenuto, il 30 gennaio, nel caso dell’inaccettabile e inconcepibile morte del 15enne, forse suicida, precipitato a Grumo Appula da un silos di un ex-pastificio abbandonato e in fiamme.
Ma limitarci a lacrime tardive non risolve atavici problemi che stanno soffocando i sogni di evasione e spensieratezza di generazioni che oramai hanno un unico obiettivo: scappare il prima possibile dal proprio paese e raggiungere altrove la propria realizzazione.
È arrivato forse il momento di indagare le cause di questo disagio cercando di dare finalmente voce ai reali protagonisti di questa vicenda ed al loro concreto spirito critico. Ascoltiamo le parole di alcuni giovani abitanti nella zona del sud-ovest barese.
«Si è vero, nel mio paese ci sono ancora tanti luoghi abbandonati come quell’ex-pastificio – racconta Sofia, 14enne di Grumo Appula -, vecchie case e un edificio detto “il manicomio”, fortunatamente meno accessibile. Ma il problema più serio è l’assenza di spazi per coltivare hobby. Io per esempio ho frequentato una scuola di musica che però trovavo poco stimolante e alla fine ho abbandonato». E continua: «Anche per chi vuole fare dello sport, ci sono solo due palestre, di cui forse una valida, e un palazzetto non molto pratico. L’unico luogo di ritrovo è la villa ma non ci sono locali per giovani, solo pizzerie. Il cinema è stato chiuso nel 2012 e la biblioteca comunale è in ristrutturazione da anni».
Sofia frequenta il primo anno di un liceo classico a Bari e ammette che la didattica a distanza le ha impedito di socializzare con i suoi compagni che vivono in città e da cui l’implacabile virus l’ha separata, riducendola spesso in isolamento. Dal 1 febbraio è tornata sui banchi di scuola ma nel suo paese i mezzi per raggiungere il capoluogo sono ridotti e rischia spesso di salire su un pullman stracolmo.
E dalle parole della 17enne Dominga traspare che nella vicina Toritto la situazione non muta: «Noi non abbiamo la villa ma solo una piazza che è l’unico punto di ritrovo. Fortunatamente ci sono due parchi ma uno è per i più piccoli. Abbiamo anche un pub ma in questa fase di restrizione è spesso chiuso. Niente cinema, niente teatro, nessuna biblioteca, solo uno stadio e un palazzetto». E sottolinea: «Ciò che meno sopporto è la mentalità retrograda e ristretta. Qui ancora se non vuoi studiare ti mandano subito a lavorare anche da piccolo e se sei un omosessuale non sei accettato».
La quasi 18enne Viviana è una compagna di classe di Dominga e vive a Sannicandro dove è rimasta bloccata dalla pandemia e dalla didattica a distanza. «Nel mio paese non ci sono negozi e per qualunque cosa sei costretto a raggiungere la città – spiega Viviana -. Ci sono solo pizzerie e bar ma frequentate dagli adulti. L’unico spazio lasciato a noi ragazzi è un parco ma è molto piccolo e spesso sei a contatto anche con ragazzi che fanno uso di droghe. Devi stare attento a evitarli e a non farti trascinare. Sono giovani annoiati e insoddisfatti che non si accontentano di quello che hanno. Per fortuna so che il sindaco ha in progetto l’apertura di un campo sportivo all’aperto».
Altrettanto sconsolato è il racconto della 18enne Marica di Palo del Colle. «Cosa c’è da fare nel mio paese? Assolutamente nulla! Non ci sono luoghi di intrattenimento né centri associativi ad eccezione della parrocchia e di due palestre. Non ci sono cinema o teatri ma solo una biblioteca quasi sempre chiusa però. Insomma si può solo andare a passeggio: ma per vedere cosa? Poi spesso trovi in giro ragazzi che vanno a dare fastidio alla gente, distruggono i parchi, imbrattano i muri e fanno scoppiare risse senza alcun reale motivo». E conclude amareggiata: «Da quando c’è la didattica a distanza li trovi in giro anche la mattina e spesso in quegli eterni cantieri abbandonati».
Le parole delle intervistate sono pietre scagliate contro il muro dell’indifferenza, grida di aiuto che da troppo tempo attendono di essere ascoltate. Le soluzioni ce le indicano loro stesse, basta tendere l’orecchio e non fingersi ciechi.
Foto di copertina: Eustacchio Montemurno
Docente di letteratura e storia, laureata in lettere e diplomata in archivistica, ha collaborato per 5 anni con la Soprintendenza archivistica e ha scritto per 4 anni per la testata online Barinedita. Appassionata di fotografia ha seguito corsi di fotografia e fotoreportage e ama viaggiare con una Nikon al collo