Storie di Puglia – Lu Nanni Orcu, la creatura dei Paduli tra realtà, paura e fantasia

la leggenda di Nanni Orcu

Torniamo a parlare di folklore pugliese e delle figure che lo alimentano. In passato ci siamo soffermati sulla fata della casa, la malombra, la morte befanì e il lauro, così volendo restare in tema di personaggi fantastici, ci spostiamo nel Salento, in particolare nella zona dei piccoli paesi di Supersano e Giuggianello nel leccese, e ci soffermiamo a parlare di un altro personaggio che ha trovato largo spazio nella letteratura del posto: Lu Nanni Orcu.

Come è facile capire dal suo nome, questa figura radicata nelle leggende del Basso Salento, è un orco, una creatura alta e molto corpulenta, peloso e particolarmente brutto, parla una lingua tutta sua ed è oltremodo feroce e aggressivo, spesso descritto con gusti alimentari particolari: mangia carne umana e predilige una dieta a base di donne e bambini.

Nelle storie, l’orco rapiva e mangiava bambini

Il letterato napoletano Giovan Battista Basile (1566-1632) nella sua raccolta di fiabe di metà 600 “Il Pentamerone” (pubblicata postuma) meglio conosciuta come “Lo cunto de li cunti”, e in particolare nella storia “Cunto dell’huerco”, lo descrive con dovizia di particolari:

Era chisso naimuozzo, e streppone de fescena, haveva la capo chiù grossa che na cocozza d’Innia, la fronte vrognolosa, le ciglia ionte, l’huecchie strevellate, lo naso ammaccato co doi forge, che parevano doi chiaveche maestre, na vocca quanto no Parmiento, da la quale scevano doi sanne che l’arrivavano all’ossa pezzelle, lo pietto peluso, le braccia de trapanaturo, le gamme à vota de lammia, e li piede chiatte comm’à na papara […]

Insomma non è esattamente raffigurato come un sex symbol, eppure nonostante il suo aspetto, la sua ferocia e la sua fame di carne umana, secondo alcune leggende salentine, Nanni Orcu era sposato o comunque compagno di una striara (una strega) abitante con lui nelle grotte dei boschi dei Paduli, area che comprende diversi comuni delle Terre d’Otranto come Maglie, Nociglia, San Cassiano e altri, oltre i già citati Giuglianello e Supersano.

Secondo i diversi racconti l’unico modo che avevano i contadini per difendersi dal malvagio personaggio era usare la polvere di papavero arcobaleno spruzzandogliela in faccia o solleticarlo con una penna di “picalò” (una gazza ladra). Visto che questi elementi erano molto difficili da reperire, accanto ai menhir presenti nella zona, nella tradizione i contadini lasciavano un sacchetto contenente le due rare protezioni.

I contadini avevano paura dell’orco

C’è però da dire che non sempre Nanni Orcu è stato descritto come un essere malvagio, le versioni sono diverse e ne “Lo studente Magliese” di Pietro Pellizzari, diventa addirittura un personaggio benevolo e generoso.

Se vogliamo ricercare un’origine reale a questa figura folkloristica, possiamo ipotizzare che derivi dalla presenza dei turchi nel Salento, descritti in passato come invasori dalla lingua incomprensibile, brutali, sanguinari e molto diversi nell’aspetto.

Che dietro Lu Nanni Orcu ci siano davvero antichi ricordi delle incursioni turche o che si tratti, più semplicemente, di una delle tante figure nate dalla fantasia popolare, è difficile stabilirlo. Quel che resta è una storia tramandata per generazioni, nella quale le paure di un tempo hanno assunto l’orribile volto di un orco e sono diventate parte della memoria del Salento.

L’orco rappresenta le nostre paure

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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