Le ceramiche di INA-CASA: le ultime vestigia del rinnovo urbano barese del dopoguerra
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L’arte, quella con la A maiuscola, ha luoghi deputati ad essa anche se a volte la si incontra in contesti inaspettati. È il caso delle targhe in ceramiche policrome, un’eredità del dopoguerra italiano, che ancora troviamo affisse e facilmente individuabili su molti edifici dei quartieri di Bari, in particolare nei quartieri Carrassi e San Paolo.
Nel periodo della ricostruzione e della ripresa dell’economia dopo le vicende delle Seconda guerra mondiale, lo Stato, supportato dai finanziamenti/prestiti ottenuti dagli americani tramite l’European Recovery Program del 1948-51 (poi ribattezzato per convenzione storiologica Piano Marshall), che puntava al rilancio delle economie europee danneggiate dall’ultimo conflitto per inserirle in un sistema di scambi internazionali, avviò il progetto “INA-Casa”, un piano d’intervento per realizzare edilizia residenziale pubblica su tutto il territorio nazionale.
L’ente incaricato per la gestione dell’attività e dei fondi fu l’INA (Istituto Nazionale Assicurazioni). Il progetto durò 14 anni, a partire dal 28 febbraio 1949 fino al 1963. Anche se, a dire il vero, il piano iniziale era solo di 7 anni e doveva concludersi nel 1956, lo stesso fu poi prorogato per altri 7 anni.
Negli allora nascenti quartieri di Bari Carrassi, Poggiofranco, Picone, Japigia, fino ad allora usati prevalentemente per villeggiatura, industria, agricoltura e zootecnia, vennero edificati nuovi nuclei abitativi in un contesto all’epoca ancora semi rurale. Di queste costruzioni, considerevoli per densità, furono quelle sorte ad opera del C.E.P. (Comitato Edilizia Popolare) nel quartiere San Paolo, sorto a cavallo degli anni ’50-’60 in contrada “Tesoro”.
Particolare interessante è che su ogni edificio costruito tramite questo progetto, venne apposta una targa in ceramica policroma, con la costante dicitura “INA-CASA” che era da considerarsi un’ ulteriore certificazione del collaudo dell’immobile.
Molte di queste ceramiche con stili e cromie diverse furono realizzate tra gli altri anche da artisti famosi: pittori quali Alberto Burri, Tommaso Cascella, Piero Dorazio, Wladimiro Tulli e scultori come Leoncillo Leonardi, Pietro De Laurentiis, Piero Dorazio. Trasformandole così da semplici targhe a originali realizzazioni artistiche. La loro iconografia richiama aspetti della casa, paesaggi, animali o forme astruse che solleticano la fantasia dell’osservatore. La scelta del materiale di ceramica smaltata fu da considerarsi un ottimo espediente per garantire a questi innumerevoli soggetti una lunga durata e una resistenza alle intemperie che, ad oggi, pare non abbiano scalfito affatto la loro bellezza.
Ne abbiamo trovato traccia in via Giuseppe de Ninno nel quartiere Carrassi e moltissime ancora in perfette condizioni nel quartiere San Paolo, dove sugli edifici di via Sardegna, via Cagliari, via Rosa Carlo, via Calabria e tante altre strade dei dintorni, capeggiano indisturbate a fianco al portone d’ingresso.
Questi piccoli capolavori, testimonianza di un importante periodo storico di ripresa economica e sociale del nostro Paese, restano “nascosti” sotto gli occhi di tutti, resi anonimi da una società che troppo spesso guarda così avanti, da dimenticare il proprio passato e il carico di esperienze che porta con sé.
Segnaliamo l’iniziativa di “professione architetto” per realizzare un catalogo di tutte le targhe esistenti in Italia.
Foto: Nicola Antonio Imperiale



Mariano Argentieri
Nasce a Milano nel 1977. Graphic designer. Ha conseguito il titolo di scenografo all’Accademia di Belle Arti e la qualifica di grafico pubblicitario rilasciato dalla Regione Puglia. Ha conseguito, a seguito di master e seminari, attestati in marketing, comunicazione d’impresa e pubblica. Ha partecipato a Biennali Internazionali di arti grafiche e concorsi di scrittura per albi illustrati. È socio fondatore dell’associazione “Comunicazione Plurale”.








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