“Scatti” dal cielo. Le foto satellitari, a cosa servono chi le gestisce – L’esperta
dati satellitari
Mille occhi ci spiano dal cielo ogni giorno. Sono i numerosissimi satelliti che continuamente lanciamo nello spazio. Esplorano lo spazio infinito ma scrutano anche, indiscreti, la vita sulla terra, che, vanitosa, ama farsi i suoi selfie. Ma come funzionano? Chi gestisce l’immenso archivio di foto scattate? Come sono utilizzate e soprattutto da chi? Non dobbiamo andare molto lontano per trovare le risposte. Una parte del flusso di tali dati passa infatti proprio da Bari e dalle mani di Daniela Valentino. Ecco il suo racconto.
Vi siete mai chiesti come funzionano i satelliti per l’osservazione del nostro pianeta Terra? Quanto lavoro ci sia dietro alle mappe satellitari che siamo abituati a vedere su Google Maps o Mapbox? Chi contribuisce alla raccolta delle immagini impiegate in servizi territoriali?
Bene, posso garantirvi che si tratta di un’enorme catena dalle sfumature internazionali, formata da ingegneri, informatici, geologi, fisici, matematici, appassionati di scienza della Terra e di astronomia.
Può sembrare una realtà distante dalla nostra se pensiamo che coinvolge grandi potenze internazionali, missioni spaziali dai valori inestimabili, ma quella stessa catena si ramifica anche in anelli vicinissimi alla nostra vita quotidiana, ed io che vi sto scrivendo ne sono un esempio: laureata in Informatica e Comunicazione Digitale presso l’Università degli Studi di Bari, da circa 15 anni mi occupo di dati satellitari e la mia azienda, la Planetek Italia, www.planetek.it, si trova proprio a Bari.
Il nostro lavoro valorizza il contenuto informativo delle immagini acquisite dai satelliti, questi grandi capolavori dell’ingegneria che osservano costantemente il nostro pianeta dallo spazio.
Le immagini da satellite rappresentano una fonte ineguagliabile di informazioni sullo stato di salute del nostro pianeta e sull’evoluzione e trasformazione del territorio. Rappresentano un supporto prezioso alle pubbliche amministrazioni, alle forze dell’ordine, all’ingegneria e così via. Ci consentono di monitorare i cambiamenti della geografia del pianeta, di tenere sotto controllo gli effetti dei disastri naturali, delle opere dell’uomo, di cooperare nell’ottica di salvaguardarne la salute.
In orbita ci sono centinaia di satelliti commerciali per l’osservazione della Terra e i numeri crescono giorno dopo giorno con il lancio di nuove missioni. Ognuno di loro ha compiti specifici e fornisce informazioni per ogni ambito di studio: dal monitoraggio del territorio, della copertura vegetale e del suolo allo studio dei mari, dell’atmosfera e del clima. E poi tocca all’uomo, trarne analisi e vantaggi.
Il compito della mia azienda è di apprenderne le caratteristiche, indirizzare analisti e operatori alla scelta dei dati satellitari più adeguati, renderli disponibili in tempi brevi nelle situazioni di emergenza, proporli in quei progetti che nascono e si sviluppano in ambienti accademici e scientifici. A questo si aggiunge l’abilità e responsabilità di tener d’occhio i lanci di nuovi satelliti e le novità provenienti dai mercati internazionali.
Ma torniamo al “come funzionano”. I satelliti vengono lanciati in orbita da un vettore, ad altitudini che possono variare tra i 500 e i 700 km in funzione della tipologia di satellite. Una volta raggiunta la loro orbita, sono sottoposti a un periodo di “assestamento” in cui vengono per così dire testati.
Da Terra si sperimenta il corretto funzionamento di tutti i componenti, del sensore a bordo, della capacità di comunicare con le antenne a cui invieranno le informazioni. Completata questa fase che può durare anche diversi mesi, il satellite si può considerare idoneo ad iniziare la sua attività che a grandi linee consiste nel percorrere la sua orbita e attivare il suo sensore ogni volta che da Terra viene programmato per acquisire un’area geografica.
Quando si parla di tecnologia e scienza a così alto livello, si pensa subito a processi complicatissimi, tuttavia ho una rivelazione da farvi, nell’apparente sofisticato mondo della tecnologia, la tecnologia stessa ci corre in aiuto a semplificare le procedure.
Così, stipulato un contratto di distribuzione con una di queste “grandi società” di satelliti, l’operatore comodamente seduto alla sua scrivania ha accesso all’archivio dei dati acquisiti su tutto il mondo. E questo archivio è un sito web in cui eseguire ricerche geografiche per verificarne la disponibilità sulla zona desiderata.
Ma ciò che rende stimolante questa attività è che lo stesso sito consente all’operatore di verificare quando un satellite passerà su una specifica zona, così potrà programmarlo per acquisire quell’area geografica in un periodo di interesse.
Ho bisogno di un’immagine satellitare su Roma nei prossimi 30 giorni? Programmo il satellite per “scattare la foto” quando passerà su Roma. E posso farlo ovunque, su New York, Mosca, Nuova Delhi o Parigi. A questo punto lasciamo che il satellite faccia il suo dovere, quando avrà acquisito il dato satellitare ci verrà notificato e sarà disponibile nell’archivio.
Vi mostro qui qualcosa d’interessante sulla città di Bari che ci fornisce un esempio di come le immagini satellitari siano un utile supporto al monitoraggio dell’avanzamento di lavori infrastrutturali.
Siamo nel quartiere San Girolamo. Il confronto di queste due immagini, acquisite da satelliti della costellazione Maxar Technologies alla risoluzione di 50 cm per pixel, mostra chiaramente la realizzazione dei frangiflutti e la delineazione della linea di costa che vede la presenza delle spiaggette di sabbia e ghiaia:
In copertina : il WorldView-03 Satellite – Image© Maxar Technologies (tutti i diritti riservati)
Nata a Canosa di Puglia, vive a Bari da circa 30 anni dopo una Laurea in Informatica e Comunicazione Digitale presso l'Università degli Studi di Bari.
Ha iniziato la sua carriera lavorativa come Web Developer per poi spostarsi nel settore geospaziale grazie al ruolo di Product Specialist per il mercato dei dati satellitari presso la società Planetek Italia.
Appassionata di enigmistica, faidate (ogni oggetto abbandonato, nelle sue mani riprende vita), natura, Spagna e Cammino di Santiago.

