Bari medievale: quando l’arcivescovo dovette mettere tutti al proprio posto
Torniamo a raccontare avvenimenti piccoli e grandi, leggende, curiosità e usanze di Bari che sarebbero ormai dimenticate se gli storici baresi non avessero negli anni svolto un accurato ed encomiabile lavoro di recupero di questi racconti dagli atti notarili e dai documenti antichi celati negli archivi cittadini. Come spesso è avvenuto, lasciamo che siano le note dello storico Vito Antonio Melchiorre (1922-2010) a guidarci in una curiosa storia del XIII secolo che riguarda niente meno che il coro della cattedrale di Bari.
Mancanza di spazio per il clero
Dalla nota, datata 5 agosto 1205, emerge che durante le riunioni nel coro della cattedrale lo spazio a disposizione fosse insufficiente. Non era mai stato stabilito quanti membri potessero partecipare e di conseguenza partecipava un gran numero di religiosi del capitolo.
In alcune occasioni, lo spazio non era bastato a contenere l’enorme numero di chierici che si erano ritrovati un po’ troppo stretti gli uni agli altri, in un involontario “abbraccio fraterno”, con conseguente disordine e disagio per tutti, specialmente per chi non riusciva a trovare posto a sedere.
L’intervento dell’arcivescovo Doferio
L’arcivescovo Doferio (Doferius o Dauferius; 1150-1207), che già aveva fatto eseguire lavori di ristrutturazione e ampliamento della cattedrale oltre ad aver dimostrato le sue capacità diplomatiche in altre situazioni di carattere politico e religioso, cercò di trovare un rimedio a questo inconveniente e pensò di farlo in maniera pratica: prendendo le misure del posto e calcolando quante persone ci potessero stare.
Dalle misurazioni risultò che c’era spazio per 48 scanni; però bisognava decidere secondo quale criterio questi presbiteri, che avevano l’onore di occupare un posto così ambito, dovevano essere scelti.
Le regole imposte al clero
Il sant’uomo, in maniera quasi “salomonica”, decise di “costringere” i canonici a fare una scelta fra il clero di San Nicola e quello della cattedrale, difatti spesso all’epoca i chierici frequentavano entrambe le chiese nella speranza di trovare un definitivo collocamento presso una delle due istituzioni ecclesiastiche, a per loro esisteva il “precariato” anche fra i preti.
Di conseguenza, secondo le nuove norme, nessuno sarebbe stato autorizzato a cumulare entrambi i canonicati. Una volta redatto l’elenco, soltanto i canonici autorizzati avrebbero potuto occupare i posti disponibili, che sarebbero stati assegnati a nuovi membri del capitolo solo in caso di decesso di uno degli aventi diritto.
L’eccezione alla regola
Chiaramente, come dice un vecchio adagio, ogni regola ha la sua eccezione. Secondo quanto riporta lo storico, il figlio di un nobile, un certo Giovanni de Agralisto, per ragioni non note, fu esentato dal dover scegliere e poté prendere la prebenda, ossia una rendita connessa all’ufficio canonico, indistintamente tanto presso San Nicola quanto presso la cattedrale.
Comunque, a parte questa “nota stonata”, l’arcivescovo volle porre per iscritto le nuove regole, chiudendo la “diatriba” fra il clero delle due chiese e fissando addirittura delle pene per chi avesse violato le direttive. Il cancelliere Maraldizio emanò, quindi, un decreto con tanto di sigillo episcopale.
Con il nuovo statuto, l’arcivescovo cercò di mettere fine alla confusione, distribuendo i posti secondo regole precise. L’abbraccio fraterno, almeno nel coro della cattedrale, doveva quindi lasciare spazio a un’organizzazione più rigorosa: perché la fratellanza è una bella cosa, ma quando si tratta di sedersi, è meglio sapere chi ne ha diritto e chi no.
Link Cattedrale di Bari:
https://www.arcidiocesibaribitonto.it/diocesi/storia
@2026 Tutti i diritti riservati
Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.