Inaugurata a Bari la WORLD PRESS PHOTO EXHIBITION 2026 – Teatro Margherita di Bari 16 ottobre – 8 dicembre 2026

World Press Photo

Comunicato stampa

WORLD PRESS PHOTO EXHIBITION 2026

Teatro Margherita di Bari

16 ottobre – 8 dicembre 2026

Dal 16 ottobre all’8 dicembre 2026 torna a Bari la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo, ospitata all’interno del Teatro Margherita 

“Connecting the world to the stories that matter”. Recita così il motto della fondazione World Press Photo: connettere il mondo alle storie importanti; a quelle che contano. È questo l’obiettivo che, da 71 anni, muove la grande macchina del contest internazionale e della più prestigiosa mostra di fotogiornalismo al mondo, che torna a Bari, per il suo tredicesimo anno consecutivo, da venerdì 16 ottobre a martedì 8 dicembre 2026. L’esposizione torna ad essere ospitata negli spazi del Teatro Margherita, a pochi passi dal cuore antico della città. La mostra è organizzata da Cime, Brand Ambassador Italia e tra i maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo di Amsterdam, con il sostegno della Regione Puglia e Puglia Culture e con la partnership del Comune di Bari e del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

L’esposizione, giunta alla sua 69esima edizione a livello internazionale, presenta i 144 lavori di fotogiornalismo vincitori dell’edizione 2026 del concorso, firmati da 42 reporter per le maggiori testate internazionali, come New York Times, Washington Post, Der Spiegel, Time, le agenzie France Presse, Associated Press, Reuters. Si tratta degli scatti considerati i migliori tra le 57.376 fotografie candidate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi del mondo. Immagini che, offrendo uno sguardo ampio sul nostro tempo, contribuiscono al racconto della complessità della realtà contemporanea, segnata da fratture e urgenze, ma anche da grande umanità e resilienza.  Dai numerosi fronti di guerra alla crisi climatica, dalle migrazioni ai diritti sociali e civili, dalle identità culturali alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, gli scatti premiati raccontano temi universalmente noti ma anche storie a cui l’attenzione globale e mediatica ha concesso meno spazio. La selezione riflette l’impatto diffuso della crisi climatica, da Los Angeles alle Filippine, al Messico e alla Norvegia, mettendo anche in evidenza le mobilitazioni cittadine e la lotta per i diritti attraverso immagini di proteste negli Stati Uniti e movimenti femminili in Guatemala e Kenya. Intimi e spesso toccanti, i lavori rivelano anche la fragilità della vita umana – dalla malattia all’isolamento, dal lutto alla sopravvivenza – accanto a storie di generazioni più giovani: ballerine di danza classica in Sudafrica, donne a cavallo in Marocco, famiglie colpite dalle politiche di controllo sull’immigrazione negli Stati Uniti. I ritratti ambientali avvicinano lo spettatore alla natura in modo quasi fisico: dall’abbattimento di elefanti in Zimbabwe, a un orso polare sopra una carcassa di capodoglio, fino al primo piano di un panda in un parco nazionale cinese. 

IL CONCORSO 

Le immagini esposte hanno superato due livelli di selezione: in un primo momento sono state giudicate a livello regionale, da sei giurie indipendenti, una per ciascuna area geografica; successivamente sono passate al vaglio di una giuria globale, composta dai presidenti di ciascuna giuria regionale, a cui si è aggiunto il presidente della stessa giuria globale. Il modello di concorso articolato per aree geografiche, introdotto nel 2021, favorisce una maggiore diversità di storie, autori e autrici provenienti da tutto il mondo. Quest’anno, 31 dei 42 vincitori sono originari dei luoghi che hanno raccontato nei loro lavori. Rispetto all’edizione 2025, si è registrato un aumento dell’11% dei partecipanti dal Sud America e del 14% dall’area Asia-Pacifico e Oceania. «Ho un assoluto rispetto per la profondità del processo che sta dietro ogni storia che premiamo – ha spiegato Kira Pollack, ricercatrice presso l’Harvard Shorenstein Center e presidente della giuria globale 2026 – Credo che l’intenzionalità della giuria sia la fonte della fiducia che il pubblico ripone nel World Press Photo. Questo è un momento cruciale per la democrazia, per la verità, per ciò che noi, come società, siamo disposti a vedere e a denunciare e ciò che siamo disposti a ignorare. I fotografi qui riconosciuti hanno fatto la loro parte. Hanno creato una testimonianza. Ora tocca a noi guardarla».*

LA FOTO DELL’ ANNO E LE DUE FINALISTE

Come ogni anno, tra gli scatti selezionati per l’esposizione in mostra, la giuria globale assegna il titolo di Photo of The Year e premia, con una speciale menzione parimerito, altre due immagini risultate finaliste rispetto al titolo di foto dell’anno. 

La Foto dell’Anno è Separated by ICE (Separati dall’ICE) di Carol Guzy, realizzata a New York per il Miami Herald. 

Una fotografia scattata all’interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi al quale era consentito l’accesso ai fotografi. Un luogo costituito da un singolo corridoio, dove l’autrice, insieme ad altri colleghi, si presentavano ogni giorno per documentare ciò che stava accadendo. Lo scatto immortala un momento straziante: Luis – migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali e che rappresenta l’unico sostegno economico del nucleo familiare – è appena stato fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), dopo un’udienza del tribunale per l’immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, Stati Uniti, il 26 agosto 2025. Insieme a lui, sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni), ritratti nel loro momento di inconsolabile dolore e che, in seguito alla separazione, hanno dovuto affrontare immediate ed enormi difficoltà economiche, oltre ad un profondo trauma emotivo. Un’immagine, questa, che è stata selezionata da un lavoro di reportage più ampio di Guzy, dal titolo Arresti dell’ICE al tribunale di New York, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America.

Di enorme rilievo artistico e documentaristico anche le altre due foto finaliste: si tratta di Aid Emergency in Gaza (Aiuti umanitari a Gaza), realizzata dal reporter palestinese Saber Nuraldin per EPA Images.

La foto ritrae alcuni palestinesi che, il 27 luglio 2025, si arrampicano su un camion di aiuti umanitari in ingresso nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel tentativo di procurarsi un po’ di farina. La scena si svolge durante quella che l’esercito israeliano ha definito una «sospensione tattica» delle operazioni militari per consentire il passaggio degli aiuti umanitari.

E ancora, dello scatto The Trials of the Achi Women (Le prove delle donne Achi), realizzato dal fotografo statunitense Victor J. Blue per il New York Times Magazine. 

È il ritratto di Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle donne indigene della comunità Maya Achi di Rabinal, in Guatemala, che per quattro decenni hanno vissuto nelle stesse comunità degli uomini che si erano macchiati del loro stupro. La guerra civile in Guatemala ha portato al genocidio di migliaia di Maya Achi per mano dell’esercito e delle forze paramilitari locali sostenute dallo Stato, che hanno usato la violenza sessuale come arma sistematica per soggiogare le comunità indigene. La protagonista dello scatto, tenuta prigioniera e violentata per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala, il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri della protezione civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità. La giuria ha sottolineato come l’approccio classico e misurato della fotografia metta in risalto la dignità e l’autorevolezza delle donne, contrapponendosi consapevolmente alle rappresentazioni visive del passato che le ritraevano — soprattutto se sopravvissute alla violenza sessuale — come soggetti privi di potere. Il ritratto documenta invece un momento di forza collettiva al termine della loro lunga battaglia per la giustizia.

L’UNICA VINCITRICE ITALIANA

Unica presenza italiana tra i 42 fotografi in mostra è la fotoreporter Chantal Pinzi. Nata a Como nel 1996 e residente a Berlino, ha vinto con un progetto incentrato sul racconto delle “amazzoni marocchine” dal titolo Farīsāt: Gunpowder’s Daughter: un reportage sulle donne che partecipano alla Tbourida, spettacolo tradizionale che rievoca le tecniche di combattimento a cavallo tipicamente arabe e, storicamente, prerogativa maschile. Una narrazione fotografica premiata dalla giuria perché in grado di intrecciare in maniera poetica i temi del folklore, dell’identità e dell’emancipazione.

LA SEZIONE SPECIALE “VISIONI DI SPERANZA”

Novità di questa edizione della World Press Photo Exhibition è l’installazione “Visioni di speranza”, inserita nel percorso espositivo. Uno spazio che invita il pubblico a riflettere su storie di speranza, resilienza e cambiamento positivo, raccontando la capacità delle persone e delle comunità di costruire nuove possibilità anche di fronte alle difficoltà.  La mostra riflette infatti la complessità di una realtà che spesso si manifesta nei suoi aspetti più difficili, ma si pone l’obiettivo di portare alla luce, parallelamente, esempi di cura, forza, tenacia, solidarietà da parte di individui e di intere comunità. Storie edificanti che ispirano forza e connessione in un contesto di diffusa stanchezza fisica, mentale e mediatica. Una piccola estensione rispetto all’esposizione originale, la cui idea è nata proprio dall’esigenza espressa dal pubblico di voler restare in contatto con il mondo attraverso narrazioni in grado di illuminare anziché di sopraffare. 

WORLD PRESS PHOTO TALKS E OPEN DAY PER GLI INSEGNANTI

Come ogni anno, per offrire un ulteriore contributo alla comprensione del quotidiano sempre più complesso raccontato dalle foto in mostra, Cime sceglie di affiancare alle immagini le voci, dedicando degli approfondimenti ad alcuni degli argomenti più di rilievo del panorama attuale. Nasce così l’idea di World Press Photo Talks, un ciclo di incontri di approfondimento sui temi salienti che animano il dibattito contemporaneo, organizzato da CIME in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari e che tornerà ad animare la sala conferenze del Teatro Margherita durante le settimane di apertura della mostra. E ancora, altra conferma importante saranno gli open-day  dedicati agli insegnanti pugliesi: visite guidate gratuite in esclusiva dedicate agli insegnanti delle scuole del territorio, per offrire loro la possibilità di orientare e accompagnare al meglio i propri studenti alla visita della mostra e all’approfondimento delle tematiche rappresentate.

«Il ritorno del World Press Photo a Bari rappresenta un’occasione preziosa per guardare il mondo attraverso gli occhi di chi, con coraggio e sensibilità, documenta la realtà, anche nei suoi aspetti più drammatici – dichiara il sindaco di Bari, Vito Leccese -. In un tempo segnato da guerre, violenze e profonde sofferenze umane, il fotogiornalismo svolge una funzione fondamentale: raccontare ciò che accade, dare voce a chi troppo spesso non ne ha e scuotere le nostre coscienze. Per questo trovo particolarmente significativa la scelta di dedicare uno spazio della mostra alle ‘Visioni di speranza’. Perché, proprio mentre assistiamo a tragedie che sembrano mettere in discussione i principi stessi della convivenza umana, abbiamo bisogno di ricordare che esistono anche storie di solidarietà, resilienza e coraggio. La speranza non è un modo per distogliere lo sguardo dalla sofferenza, ma una ragione in più per non restare indifferenti. Siamo orgogliosi che Bari possa continuare a ospitare una manifestazione di così grande valore culturale e civile».

«Dietro ogni fotografia, esiste una realtà che ci riguarda – aggiunge il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro -. È questa la forza del fotogiornalismo, ed è questo il valore che la World Press Photo Exhibition porta annualmente a Bari. In un tempo in cui siamo continuamente esposti alle immagini, ma non sempre riusciamo a soffermarci sul loro significato, questa mostra ci invita a recuperare uno sguardo attento, libero dai pregiudizi e capace di interrogare la realtà. Ci ricorda che vedere non significa sempre comprendere e che comprendere è il primo passo per assumersi una responsabilità. Per la Puglia, accogliere un appuntamento internazionale di questo rilievo significa anche affermare una precisa idea di cultura: non un patrimonio da custodire soltanto, ma un’esperienza da vivere, sempre nuova, capace di mettere in discussione le nostre certezze e di alimentare il confronto tra persone, generazioni e sensibilità diverse. Il Teatro Margherita diventa così il luogo di un incontro tra la nostra comunità e le storie del mondo. Un incontro particolarmente importante per i giovani, ai quali dobbiamo offrire non soltanto strumenti per interpretare il presente, ma anche occasioni per sviluppare autonomia di giudizio, consapevolezza e senso critico. Una regione cresce davvero quando sa aprirsi a ciò che accade oltre i propri confini senza perdere il legame con la propria identità. La Puglia vuole essere questo: una terra che investe nella conoscenza, riconosce il valore della testimonianza e considera la cultura una condizione essenziale della libertà».

«Tredici anni fa abbiamo scelto di portare World Press Photo a Bari perché credevamo, e continuiamo a credere, che la cultura debba essere uno stimolo alla riflessione, al confronto e alla crescita di un territorio – spiega Vito Cramarossa, Direttore di Cime -. Volevamo offrire alla città un’occasione per guardare oltre i propri confini, conoscere storie lontane e comprendere meglio il mondo in cui viviamo. Oggi, dopo tredici edizioni, il rapporto costruito con Bari e con il suo pubblico conferma il valore di quella scelta. In questi anni abbiamo raccontato, attraverso le immagini, alcuni dei momenti più significativi della storia contemporanea, portando in città testimonianze e prospettive capaci di interrogare le nostre coscienze. È un percorso di cui siamo particolarmente orgogliosi e che portiamo avanti anche nel nostro ruolo di Brand Ambassador della World Press Photo Foundation per l’Italia, grazie a un rapporto di collaborazione e fiducia che la Fondazione di Amsterdam continua a rinnovare nei confronti di CIME. In un tempo in cui siamo continuamente attraversati da immagini e notizie, crediamo che fermarsi a osservare una fotografia, comprenderne il contesto e conoscere la storia che racconta sia un esercizio sempre più necessario. Quest’anno torniamo al Teatro Margherita, un luogo che ha visto crescere questa mostra e che rappresenta una parte importante della sua storia a Bari. Un ritorno che ci rende particolarmente felici e che dà continuità a un progetto culturale nel quale continuiamo a credere».

World Press Photo Bari 

Dal lunedì al giovedì: 9.00 – 20.00

Dal venerdì alla domenica: 9.00 – 21.00

(La biglietteria chiude 30 minuti prima)

TICKET INTERO € 12,00

UNDER 30 | OVER 65 € 10,00

GIORNALISTI/E CON TESSERINO € 10,00

GUIDE TURISTICHE CON TESSERINO € 10,00

SCUOLE € 4,00 (scuole primarie e secondarie previa prenotazione)

DOCENTI € 10,00 (scuole pubbliche di ogni ordine e grado)

GRUPPI € 10,00 (min 15 persone, con prenotazione. Per ogni 15 visitatori, il 16esimo avrà un biglietto omaggio)

STUDENTI UNIVERSITARI € 7,00 (dal lunedì al venerdì)

UNDER 15 € 5,00 (fino a 14 anni compiuti)

PERSONE CON DISABILITà € 6,00

INGRESSO GRATUITO (con idonea documentazione)

Under 6 (fino a 5 anni compiuti); accompagnatore persona con disabilità (solo con disabilità superiore 67% o per minore con disabilità); accompagnatore scuola (1 ogni 15 studenti); guida turistica con gruppo (gruppo minimo di 6 persone).

CATALOGO € 32,00

*Gli accrediti stampa sono rilasciati ESCLUSIVAMENTE a giornalisti in servizio e non visita personale. Vanno richiesti con almeno 48 ore di anticipo rispetto alla visita a press@worldpressphotobari.it indicando nome e cognome, testata, numero della tessera dell’Ordine dei Giornalisti ed eventuali richieste di foto, video, materiali.

Ticket online su Liveticket: http://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=703552

Sito: worldpressphotobari.it | Info: info@worldpressphotobari.it 

Prenotazioni scuole: scuole@worldpressphotobari.it

Telefono: +39 351 1459819 

Facebook: WorldPressPhotoBari 

Instagram: worldpressphotobari

Ufficio stampa Cime
World Press Photo Bari
Serena Manieri
press@worldpressphotobari.it
www.worldpressphotobari.it

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