I villini postelegrafonici: il sogno infranto della “città giardino” di Bari – Il libro
De Robertis - Villini Postelegrafonici
Il quartiere Carrassi di Bari custodisce fin dalla sua origine, all’inizio del secolo scorso, due gioielli architettonici che costituiscono un unicum nella città: la Chiesa Russa e i villini postelegrafonici. Della Chiesa Russa molto si sa e si è scritto, ma di quel che resta dei suddetti villini, ben poco. Fatta eccezione per sporadici articoli e poche note rintracciabili in qualche libro di urbanistica, il “Villaggio postelegrafonico” ha suscitato scarso interesse negli storici di Bari per meritare una pubblicazione specifica. Ma ora, grazie a questo lavoro di Vincenzo De Robertis, ci viene finalmente restituita in modo organico e compiuto, anche se non ancora esaustivo, la loro storia:
Il Villaggio dei Postelegrafonici. “Città giardino” a Bari, a cura di Vincenzo De Robertis, prefazione di Mauro Scionti, Wip Edizioni, Bari
Il libro, basato su un’accurata ricerca condotta su fonti di prima mano recuperate dall’Archivio di Stato di Bari, è una storia raccontata dal di dentro. Non ha il taglio freddo dello storico, ma il pathos della testimonianza di chi è coinvolto in prima persona. Vincenzo De Robertis infatti abita da oltre trent’ anni in uno degli otto graziosi villini sopravvissuti allo scempio edilizio compiuto negli anni Sessanta, che vide l’abbattimento di ben dodici villini che costituivano l’ahimè scomparso “Villaggio Postelegrafonico” sorto negli anni venti del Novecento..
Appena l’ebbe acquistato nel 1988, De Robertis si trovò a condurre una lotta legale, successivamente vinta, per salvare il suo investimento dal pericolo dell’abbattimento che incombe anche sulla sua proprietà gravata “dal progetto di un piano di viabilità del Comune”. Da ciò, il bisogno di saperne di più e l’avvio di una ricerca durata diversi anni tra documenti di ogni tipo e raccolta delle testimonianze di coloro che prima di lui erano stati gli eredi diretti dei primi abitanti, che diventarono proprietari dopo aver estinto il mutuo trentennale previsto dal finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti.
In otto capitoli, snelli ma ricchissimi di informazioni storiche, l’Autore ricostruisce tutta la storia, dalla nascita della Cooperativa “La Postelegrafonica”, costituita il 5 febbraio 1921 fino ai giorni d’oggi. Il “Villaggio”, previsto nel Piano Regolatore di Arrigo Veccia, presentato nel 1918, ma approvato solo nel 1926, era un futuristico esperimento edilizio destinato a risolvere il problema abitativo per media borghesia impiegatizia non più sostenibile nel nuovo borgo murattiano.
Il progetto si ispirava al modello delle Garden cities inglesi di metà Ottocento: villini non certo di lusso, ma forniti di tutti i servizi, immersi in una salubre aria verde e ben collegati col centro cittadino da un’efficiente rete tranviaria. L’esperimento aveva già dato buoni risultati ad inizio secolo in alcune città del Nord Italia, prima tra tutte Milano e a Cusano Sul Seveso, dove sorse nel 1911 il cosiddetto Milanino, quartiere residenziale dei ferrovieri, oggi ancora vivo e vegeto.
A Bari la cooperativa “La Postelegrafonica” acquistò il suolo suburbano sulla via Carbonara in contrada San Lorenzo per 5 milioni di lire con prestito di Cassa DD.PP e affidò il progetto all’architetto Michele Speranza che previde la realizzazione di ben venti villini. La prima pietra venne posta il 2 luglio 1922 e i primi inquilini assegnatari (nel libro a p. 89 s riporta l’elenco completo) presero possesso nel 1924.
Attingendo alla documentazione d’archivio, De Robertis ci racconta il Villaggio. Particolare attenzione merita il settimo capitolo. Riportando alcuni disegni del progetto di Speranza e quelle poche foto d’epoca ritrovare sul web, ci descrive in ogni minimo particolare, dalle volumetrie ai materiali usati, finanche alla decorazioni previste, tutte le ben cinque tipologie diverse di villino.
Il momento felice del villaggio tuttavia durò poco. I primi segni della crisi si manifestarono solo un paio di decenni dopo. Il Fascismo, che non vedeva di buon occhio l’istituto della cooperativa, cercò di osteggiare ogni suo possibile sviluppo, e alcuni episodi accennati nel libro provano anche l’esistenza di atti di palese ostracismo che furono messi in atto nei confronti di alcuni inquilini, politicamente poco allineati. Poi arrivò la guerra e anche le belle cancellate poste alle entrate del complesso edilizio, vennero divelte e “donate” come “ferro alla Patria”.
Delle vicende del dopoguerra abbiamo già accennato. Il piano regolatore Piancentini e Calza-Bini (1954), prevedendo un sovrastimato sviluppo demografico, sventrò letteralmente il Villaggio per far posto all’attuale arteria di viale Unità d’Italia, che all’epoca fu chiamata viale Conte Cavour perché intendeva dare continuità, oltre la ferrovia, al centrale corso Cavour. Di questo assurdo sfregio urbanistico-architettonico, è testimone il video inedito dell’abbattimento di uno di questi villini, da me scovato e pubblicato il 14 novembre 2013.
Un’incredibile e ancora poco conosciuta storia di Bari, che De Robertis ha sapientemente inquadrato nella storia urbanistica più ampia della città, affidando alla indiscussa professionalità dell’architetto Mauro Scinti, già professore associato di Progettazione Architettonica e Urbana del Politecnico di Bari, la bella e accurata prefazione.
Una storia che oggi viene restituita integralmente ai cittadini e affidata alla memoria dell’intera città, perché sappia custodire e rivalutare il suo patrimonio architettonico e la politica impari dagli sbagli del passato per non commetterli in futuro.

Bravo Salvatore. Bella sintesi. Grazie