La bellezza barese dimenticata dell’artista Amerigo Tot

BellezzaBarese-Amerigo-Tot

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Lo vollero nel film Il padrino. Con la sua faccia da attore poteva fare tutto. E con la sua vita realizzò una grande avventura novecentesca. Discepolo di famosi artisti, Klee, Kandiskij, Grosz. Allievo di maestri che lo tennero accanto per mostrargli la grande bellezza. Fu perseguitato dal Nazismo, lui ungherese e senza patria. Nel 1943 non perse tempo: aderì alla Resistenza. Fu attivo in Italia, con il CLN, in una Puglia di progetti e ideali. Imparò ad amare la terra degli ulivi, il racconto del mito, la Magna Grecia, le donne pugliesi. Lui, “il maledetto magiaro.” Lui, Amerigo Tot (Fejér, Ungheria 27/09/1909 – Roma 13/12/1984)

Cercate le sue opere. Non sono lontane. Dove sembra che non vi sia niente, un capolavoro di Tot vi aspetta. Bari è una grande scatola: conserva le opere di Tot, le quali vivono in diverse capitali europee. A Roma la testata architettonica della stazione Termini, così dinamica, così post-moderna, fu una sua creazione. Allora, per una passeggiata primaverile, partiamo dalla sede barese dei Monte Paschi di Siena. Ecco qui apparire un bassorilievo in cemento, un gioco di crateri, un piano che scandisce fascinose fughe verticali. Un’opera analoga è collocata nel Palazzo dello Sport, Roma Eur, dal titolo Muscoli geometrici.

‘Rilievo’, 1966, cemento armato, Bari, agenzia centrale del Monte Paschi di Siena, in via N. Dell’Arca

A Bari Tot era cercato proprio per la sua capacità di trasformare lo spazio. Un’altra Banca gli chiese la trasformazione di una sala: il genio magiaro partorì una narrazione dolcissima, da movenze rinascimentali, un lungo nastro di terracotta, presente nella UBI Banca, ex Cassa di Risparmio di Puglia, in via Calefati.

‘Il tavoliere’, 1956, fregio di terracotta, all’interno della sede UBI banca in via Calefati

Qua il tema del lavoro è affrontato attraverso la forma tondeggiante, la forma che marca una grazia contadina e solare. E all’ingresso della stessa banca, a pochi passi dalla strada distratta, ci sono lastre totiane, rilievi di alberi e donne, piastre di rame con figure naturalistiche.

Lastre di rame lavorato, ‘Il tavoliere’, all’ingresso della sede bancaria Ubi, in via Calefati

Passeggiando poi sul lungomare, il Circolo Canottieri Barion ci aspetta. Dentro il Barion ci abbraccia un disegno di vernice su tavola

‘Senza titolo’, 1967, vernice su tavola, all’interno del Circolo Barion di Bari

che racconta volumi, dolmen, costruzioni primitive. Il nero e il pastoso marrone creano un linguaggio, il linguaggio di un costruttore di mondi ideali. Amerigo Tot produsse una notevole varietà di linguaggi. In lui, perciò, la sperimentazione rimase una costante. Lasciamo il Barion per visionare una dolcezza classica nascosta: per entrare in un salotto del centro città in cui sosta, su una parete, la quiete dello sguardo dei santi, sguardi vividi e fusi nel metallo.

‘I santi Pietro e Paolo’, 1974. Bari. Bronzo. Collezione privata

Tuttavia la mattina ci regala un’altra visita. Rintracciamo un’opera dall’espressività geometrica, una scultura in acciaio che libera energia, un segno che impreziosisce un condominio di via della Costituente. Di fronte al Parco 2 Giugno, una simbolica semicirconferenza sovrasta l’ingresso e sembra dire: “Fermati e ammirami”. Nell’atrio condominiale, questa costruzione luminosa racconta la sua forma astratta e arcaica. Il suo titolo è La chiglia Apula.

‘La chiglia apula’, 1974, acciaio, opera presente in un condominio in Viale della Resistenza

Adesso la promenade è terminata. Comunque una ricapitolazione dell’opera di Tot ha un riferimento nel testo Adda Editore Amerigo Tot (1909 -1984) pubblicato nel 2013. Però la ricerca critica dovrebbe ripartire per generare un neo-percorso cittadino e divulgativo, al fine di ritrovare un artista di respiro europeo che amò Bari. Pietro Marino accompagnò, con le seguenti parole, un’analisi sull’artista magiaro, riconoscendo che Tot fu “un impasto tra culture delle avanguardie storiche, fascinazione del classicismo mediterraneo, radici archetipiche della cultura balcanica.”


Foto tratte da: Alessandra Diana Critelli, Amerigo Tot 1909-1984 “quel maledetto magiaro”,  Adda Editore 2013

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