Bari: cinema Splendor, l’unica monosala di Bari. La sua storia e la resistenza alla pandemia

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Sabato sera: botteghino del cinema strapieno. Bisogna essere veloci e attenti, perché il film sta per cominciare. Squilla il telefono, dall’altro capo una signora chiede la programmazione di un altro cinema. Innervosito, replico: «Telefoni a quel cinema, perché chiama qui?». Ribatte: «Perché voi rispondete, loro no». 

Mercoledì: prezzo scontato. Si presenta in cassa una ragazza, la segue un alano, dico: «Mi sa che lui non può entrare». Risposta: «Non si preoccupi, dopo un po’ si mette seduto». 

Ultimo spettacolo, terminano i titoli di coda, ma dopo mezz’ora una comitiva non esce ancora dalla sala. Mi avvicino e li informo che è tardi e devo chiudere. Risposta: «Sì è vero», si scostano dalle poltrone e indicano uno che dorme: «si sveglia e andiamo via». 

Il pubblico dello Splendor è anche questo, uno spettacolo nello spettacolo, e per capirlo non serve molto, basta sedersi un solo pomeriggio in biglietteria, per annotarsi tre o quattro aneddoti. Il problema però è che a breve gli aneddoti diventeranno ricordi sbiaditi, visto che la categoria va assottigliandosi, migrata alle alternative digitali, che hanno tragicamente decimato le strutture cinematografiche. Il censimento delle sale cinematografiche di Puglia del 2013 rivela che, delle 24 presenti a Bari, solo 11 erano ancora attive. Otto anni dopo, lo Splendor è rimasta l’unica monosala cittadina.

Una presenza quasi nascosta in una strada del quartiere Carrassi, via Buccari 24.  Lo Splendor aprì i battenti nel febbraio 1952, sebbene le sue origini affondino nella Resistenza del secondo conflitto bellico. Una resistenza morale e popolare portata avanti da chi al fronte non ci era andato, ma che comunque ne aveva scontato le conseguenze. Sorta a pochissimi metri da una delle cantine utilizzate come rifugio antiaereo, la sua ideazione avvenne tra le pieghe di un tendone ceduto dai soldati alleati agli abitanti del rione, che lo riallestirono, facendone un circolo ricreativo con cineteatro e sala da ballo. Divenne subito frequentatissimo tanto da potersi permettere di presentare all’Ufficio Tecnico Comunale il progetto per un cinema a due livelli: uno al pianoterra (l’attuale ubicazione) e l’altro, un’arena estiva all’aperto, posta in corrispondenza del solaio della platea e agibile per un pubblico di 240 persone. 

Agli inizi degli anni ’60 conobbe un primo periodo di chiusura, dovuto al riadeguamento dei locali secondo le nuove e più stringenti norme per la sicurezza. La nuova apertura avviene nel boom dei “pidocchietti”, ovvero di quei cinema che riproponevano ad un pubblico meno esigente film romantici, commedie all’italiana o kolossal pseudostorici, in seconda o terza visione dopo il loro primo passaggio nelle sale più eleganti della città. 

Saranno gli anni ’70 a connotarlo come centro propulsore della cultura cinematografica. Qui si cominciarono a tenere i primi cineforum, dedicati agli studenti liceali e universitari che formeranno le schiere di cinefili baresi. 

Dal 1982 al 1987 rivive un secondo stop prolungato: non si trova un proiezionista per la gestione parrocchiale. Nessuno, dopo la morte improvvisa del tecnico di cabina, vuole accollarsi orari lavorativi assurdi che non includono pause nelle festività. 

Il 10 settembre 1987, al termine di una attenta ristrutturazione coordinata dal prof. Angelo Fraccalvieri, riapre al pubblico con la prima de La famiglia di Ettore Scola, e da subito aderisce alla FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai) e al Circuito di Europa Cinemas. L’assetto della struttura è quello che oggi tutti conoscono. L’unicità, però, non lo ha dispensato da un’innegabile crisi del settore, sopperita, per quanto possibile, con i contributi erogati da enti internazionali, nazionali e regionali. La scelta degli ultimi anni è basata su un’esperienza di cinema più completa per lo spettatore, capace di oltrepassare la singola visione del film, offrendo, a chi volesse, mezzi e strumenti che permettano l’approfondimento della fruizione audiovisiva. In quest’ottica, al suo interno sono stati organizzati incontri formativi, rassegne e iniziative che hanno contribuito a impreziosire il panorama della cultura barese.

Ma ora il cinema è chiuso per l’emergenza sanitaria da marzo 2020. La breve apertura autunnale ci ha permesso di testimoniare in concreto che chiudere una sala non è associabile solo alle meccaniche della serranda. Vuol dire anche incidere pesantemente sulle sorti economiche e sociali di un quartiere, nonché sull’assetto culturale di una città che non può continuare a relegare cultura, interessi e manifestazioni alla retorica dei luoghi conosciuti. 

Un proiettore che si spegne non interpella solo chi gestisce programmazioni e bilanci derivati, ma chiama in causa tutte quelle istituzioni che, dopo i vaccini, dovranno trovare antidoti stabili nel tempo e che guariscano le piaghe dell’intelletto, formatesi in questo prolungato silenzio nei luoghi della cultura.

Tanti gli inviti a non mollare. E una domanda torna sempre: «Beh, allora, quando si riapre?». Anche sui social con amara ironia si scrive: «Vi state riprendendo tutti gli intervalli che ci avete tolto» (da anni si è scelto di non spezzare i film in due tempi).

Il 27 marzo 2021 si dovrebbe riaprire. Ma dal primo lockdown abbiamo imparato che i facili entusiasmi si asciugano come panni sul balcone. Ora, siamo chiamati a passare dalla resistenza alla persistenza, come immagini sulla retina. Persistenza della necessità del cinema, della sua arte, della sua opzione formativa, del suo radicamento nel territorio. Cacciando l’idea del Titanic, destinato ad affondare, e assumendo l’idea della Louise Michel, la nave di Banksy, varata per arginare la tragedia umanitaria dei migranti alla deriva nel Mediterraneo. 

L’arte può salvare gli uomini e dare già una prospettiva, un punto focale, proprio come succede nei cinema, ogni volta che inizia un film.

Luca Anaclerio

Foto: Nicola Antonio Imperiale

Ingresso del cinema Splendor via Buccari, 24 Quartiere Carrassi, Bari
Sala di proiezione del cinema
Ingresso alla sala di proiezione
Macchina di proiezione analogica, modello Cinemeccanica, usata fino al 1982.
Sala d’aspetto e corridoio del cinema
2 macchine di proiezione analogica usate una per il primo e l’altra per il secondo tempo del film. In uso fino al 2014 quando c’è stato l’obbligo di passare al digitale
Particolare della macchina di proiezione analogica
Ruote dove venivano montate “le pizze” dei film, anche queste in disuso dal 2014
Corridoio deserto del cinema

Luca Anaclerio (Bari 1978), dopo la maturità classica, intraprende gli studi umanistici presso l’Università di Bari. Dal 2010 entra a far parte della Direzione del Cinema Splendor di Bari dove attualmente è impiegato.

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4 pensieri su “Bari: cinema Splendor, l’unica monosala di Bari. La sua storia e la resistenza alla pandemia

  1. Sono cresciuto con le sue proiezioni, appuntamento a don fiore e poi tutti a vedere i dieci gladiatori, Ercole contro maciste e tantissimi western. Bellissimi ricordi e nonostante lavoravo in una multisala andavo a godermi un film in santa pace allo Splendore.👍

  2. Quanti bei ricordi ,era il mio cinema preferito da ragazzino io e i miei amici eravamo soliti andare di domenica .
    Mi ricordo tanto una cassiera piccola di statura.

  3. Non ci posso pensare che il cinema Splendor non ci sia più… È un cinema unico: semplice, accogliente, i gestori sono gentilissimi, il piccolo bar più che sufficiente…Io abito a 50 metri dallo Splendor e molto spesso ci vado da sola, senza problemi! Un pomeriggio, di ritorno dalla spesa con buste varie, scopro che un film sarebbe iniziato dopo 6 minuti: beh, sono entrata con le buste della spesa!!! RESISTETE!!!

  4. Mi manca molto,
    fino a un anno fa era la tappa obbligata almeno una volta alla settimana. La selezione dei film era di ottima qualità, differente dalle programmazioni delle multisala. Luca resisti!

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